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IL DIAVOLO E L'ACQUA SANTA

LUCIO FONTANA
"Venezia-New York"
Peggy Guggenheim Collection - Venezia


Da una parte, la visione della serenissima raccontata attraverso tele quadrate di un metro e mezzo di lato, rivestite di una spessa materia oliosa, spesso bucata e tagliata ma impreziosita di materiali vetrosi, e percorsa da segni che evocano le "curve" delle chiese, le linee dell'acqua al chiaro di luna, la spettacolarità dei mosaici della basilica di San Marco e dello splendore tutto bizantino della città scrigno. Dall'altra, la metropoli dalle mille luci, la città che non dorme, evocata da grandi lastre di ottone lucido e graffiato, forato e tagliato con forza, solcato da feroci segni verticali a simulare la vertigine dei grattacieli, la potenza del metallo, il riverbero del vetro dei palazzi. Da una parte, dunque, sontuose opere che seducono per la ricchezza barocca e descrittiva dei loro materiali. Dall'altra, possenti opere che stordiscono per il loro aspetto tormentato e drammatico, metafora della tensione elettrica della città che cambia.

Due cicli di opere che Lucio Fontana (1899-1968), maestro dell'informale, ideologo e fondatore del movimento spaziale - quello dei buchi e dei tagli sulla tela, per intenderci - dedicò a Venezia e a New York, realizzate nel 1961, legate da sentimento spassionato che l'artista nutriva per entrambe le città, e che per la prima volta, a oltre quarantacinque anni di distanza, è possibile vedere riunite insieme grazie al lavoro di oltre due anni di ricerca di Luca Massimo Barbero che ha rintracciato ogni singola opera per la mostra "Lucio Fontana. Venezia/ New York", in scena alla Peggy Guggenheim Collection dal 4 giugno al 24 settembre, col patrocinio della Fondazione Lucio Fontana di Milano. Le opere, disperse tra importanti collezioni museali e private in Europa, America e persino in Giappone, furono concepite in tempi ravvicinati, per un fortuito doppio innamoramento.

Nel '61, infatti, Fontana era protagonista al veneziano Palazzo Grassi nella rassegna Arte e Contemplazione - non certo per la prima volta, Fontana era già a Venezia con regolarità, tra polemica e plausi, dal 1930 - con una serie di tele eseguite appositamente per l'occasione e dedicate alle suggestioni della laguna, le "Venezie", appunto, una delle poche raccolte con un titolo naturalistico, una rarità per il padre dello spazialismo, il codificatore di quadri e sculture come concetti spaziali cui era approdato grazie alla straordinaria invenzione del gesto che, tagliando e bucando, oltrepassa lo "spazio/campo" dell'opera. Dopo squarci e rasoiate sulle tele, dopo spaccature e voragini inflitte alla materia plastica, le sue quindici Venezie apparivano come dipinti che cercavano una sintesi degli elementi della città, evocando la naturale bellezza attraverso i colori e i segni, spaziando dall'oro al bianco della pietra d'Istria, alle trasparenze vitree, al nero profondo della notte.

Quadri sempre più spessi di colori ad olio, dove la materia è di una pasta argento o d'oro nella quale incastona e blocca pezzi di vetro colorato, come in piccole galassie. Quadri che tradivano i freddi e simbolici titoli d'un tempo - i vari Concetti Spaziali o Attese - per adottare una spudorata ed eclatante enfasi poetica in omaggio esplicito a una città, con "Venezia era tutta d'oro" o "Notte d'amore a Venezia", o ancora "Il cielo a Venezia" accanto a "Sole in Piazza San Marco" e a "Concetto Spaziale Laguna di Venezia". Quadri che sono figli di una nuova ricerca materica di Fontana, concepiti come una sostanza densa di colore a creare un vero e proprio campo su cui le mani imprimono segni forti. Opere dove l'olio permette di affondare il segno, sia esso un taglio o un buco simile allo squarcio. Opere dove spesso questa materia, già di per sé voluttuosa, è bianca oppure rosa, un rosa tenero, prossimo alla sensualità della carne. Le opere destarono scandalo e attenzione: "Il maestro dell'Informale - dice Barbero - che eseguiva un ciclo pittorico dedicato alla città di Venezia, suonava come una provocazione paradossale e anti-avanguardistica".

Però lo stesso anno il critico Michel Tapié portò oltreoceano queste nuove creature di Fontana, organizzandone l'esposizione prorpio a New York, alla galleria di Martha Jackson. Era la prima personale di Fontana negli Stati Uniti, e le Venezie lo consacravano nuovo maestro dell'avanguardia internazionale. E la grande mela finì col sedurre di rimando Fontana: "in un curioso gioco geografico ed estetico, mentre espone le Venezie a New York prepara alcuni bozzetti dedicati alla metropoli che, al suo rientro in Italia, eseguirà in una serie indimenticabile di metalli: le New York". Un lavoro memorabile, il ritratto sfaccettato della città con una sapienza stenografica, perché Fontana è riuscito a contemplare New York e ad astrarla metaforicamente attraverso la materia. "Dai disegni che Fontana esegue dal vivo - spiega Barbero - direttamente dagli ultimi piani dei grattacieli, attraverso le aperture in vetro delle finestre, o di notte osservando il brulicare delle strade dall'alto, si coglie subito la necessità dell'artista di tracciare e cogliere lo spirito vitale della struttura, dell'impianto e del volume delle costruzioni che infrangono lo spazio attraverso il metallo e vetro".

"Come faccio a dipingere questa terribile New York? - racconterà lo stesso Fontana - Poi tutto d'un tratto mi è venuta una intuizione: ho preso delle lamiere di metallo luccicante e mi sono messo a lavorarle, ora rigandole verticalmente per dare il senso dei grattacieli, ora sforacchiandole con un punteruolo, ora ondulandole per creare cieli un po' drammatici, ora riflettendoci dentro un pezzo di stagnola colorata per ottenere dei bagliori tipo Neon ... nessuna materia riesce così bene a dare il senso di questa metropoli tutta fatta di vetri, di cristalli, di orge di luci, di bagliori di metallo". A ricordo di quelle parole, l'imponente trittico di metallo "Concetto Spaziale, New York 10", di oltre tre metri di base. Se le Venezie rappresentano l'ideale didascalico dell'amore per il Barocco e la storia dell'architettura urbana antica, le New York sono il simbolo della sorpresa di Fontana per la contemporaneità.

Laura Larcan (Articolo tratto da “ La Repubblica ”)

Notizie utili - "Lucio Fontana. Venezia/ New York", dal 4 giugno al 24 settembre 2006.
Peggy Guggenheim Collection, Palazzo Venier dei Leoni, 701 Dorsoduro, Venezia.
La mostra è curata da Luca Massimo Barbero.
Orari: 10.00-18.00; chiuso il martedì
Ingresso: intero €10; ridotto €8, senior oltre i 65 anni; €5 studenti; gratuito 0-12 anni.
Informazioni: 041-2405411.
Catalogo: Collezione Peggy Guggenheim.
( 5 giugno 2006 )


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